Nelle fonderie e, più in generale, nelle industrie metallurgiche, l’eliminazione metalli pesanti da acque reflue è uno dei temi più critici per la conformità allo scarico e per la sostenibilità del sito. I metalli più problematici sono spesso zinco, nichel, cromo, rame, e, in alcune filiere o materie prime, anche piombo e cadmio: possono essere presenti in forma disciolta, complessata, ad esempio con additivi o tensioattivi, o legata a particolato fine, rendendo necessario un trattamento “a barriere”. In pratica, una strategia efficace combina: separazione dei flussi più contaminati, chimico‑fisico mirato alla rimozione dei metalli, e uno stadio di affinamento quando servono valori molto bassi. Dal punto di vista normativo, i limiti di scarico dipendono dal recapito (scarico in pubblica fognatura oppure in corpo idrico superficiale) e dall’autorizzazione del sito, con riferimenti nazionali come il D.Lgs. 152/2006 e prescrizioni locali spesso più restrittive.
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Un’acqua inquinata da metalli pesanti in fonderia non deriva da un’unica fonte: tipicamente è il risultato di più correnti che si sommano. Le principali origini sono i lavaggi di reparti e piazzali, le acque di contatto con polveri e residui di lavorazione, le linee di trattamento superficiale o finitura (quando presenti), e i lavaggi/ricircoli legati all’abbattimento fumi o a sistemi di umidificazione. Inoltre, la stessa tipologia di metallo può comportarsi in modo diverso: cromo e nichel possono essere più stabili in soluzione, lo zinco può essere presente anche in forme particellari, mentre la presenza di complessanti può impedire la precipitazione semplice. Per questo, la fase preliminare più importante è quasi sempre una caratterizzazione (metalli, pH, solidi, COD, tensioattivi, eventuali complessanti) e la definizione di quali flussi conviene segregare e trattare in modo dedicato.
La tecnologia base per eliminare i metalli pesanti dall’acqua è il chimico-fisico, perché permette di trasformare i metalli disciolti in solidi separabili. Nella pratica, si lavora su: regolazione del pH e precipitazione (di norma come idrossidi, e in alcuni casi come solfuri quando si devono raggiungere residui più bassi), seguita da coagulazione/flocculazione e separazione solido‑liquido (sedimentazione, flottazione o filtrazione) con gestione fanghi. Quando i limiti sono più stringenti, o quando sono presenti complessanti che riducono l’efficienza della precipitazione, si aggiunge un affinamento:
In questo ambito, IDRO Group realizza anche moduli compatti e modulari per il recupero/riutilizzo delle acque di processo, dove una linea a membrane (ad esempio ultrafiltrazione + nanofiltrazione) può essere integrata con un chimico‑fisico dedicato alla gestione dei concentrati, con logica pensata per stabilità operativa e adattabilità alle variazioni di carico.
Per la conformità, non basta mettere un impianto: serve impostare una strategia di controllo che tenga insieme limiti autorizzativi, variabilità di processo e continuità operativa. I parametri e i limiti applicabili discendono dal quadro normativo sugli scarichi, in particolare dal D.Lgs. 152/2006, e dalle prescrizioni specifiche dell’autorizzazione allo scarico del sito. In genere, un progetto efficace prevede: definizione del recapito e dei limiti, in fognatura o in corpo idrico superficiale, segregazione dei flussi critici, scelta del chimico‑fisico sulla reale speciazione dei metalli, e un affinamento dimensionato sui picchi. Operativamente, è utile definire punti di campionamento e un piano di monitoraggio con indicatori rapidi come pH, conducibilità e torbidità, oltre ad analisi periodiche sui metalli e a una gestione strutturata dei fanghi prodotti.
Se vuoi valutare un intervento di depurazione acqua da metalli pesanti per una fonderia o un impianto metallurgico, IDRO Group può supportarti dalla caratterizzazione e dal progetto fino alla realizzazione chiavi in mano e alla gestione operativa, in coerenza con i limiti e le prescrizioni applicabili al tuo sito.