Negli impianti di trattamento acque reflue industriali, l’abbattimento degli odori in un depuratore riguarda soprattutto composti organici volatili con tracce di H₂S e NH₃. Gli odori si originano principalmente dalle emissione delle sostanze organiche (ammine, mercaptani etc..) nelle fasi più esposte dell’impianto, come pretrattamenti, sollevamenti e linee fanghi, dove possono liberarsi gas e composti ridotti. Proprio per intercettare e trattare questa aria odorigena, le tecnologie più utilizzate per il trattamento dell’aria sono tre: biofiltri (degradazione biologica su letto), scrubber (lavaggio ad umido con condizionamento e reagenti) e filtri a carbone attivo (adsorbimento). I biofiltri risultano meno adatti in presenza di composti scarsamente biodegradabili o elevate concentrazioni di sostanze tossiche per la biomassa.
Nei Biofiltri AERNET di IDRO Group, l’aria viene prima condizionata in uno scrubber di prelavaggio per rimuovere sporco grossolano e stabilizzare l’umidità, poi distribuita in modo uniforme sul letto tramite camera di espansione e pavimentazione forata con elementi modulari, così da ridurre percorsi preferenziali e mantenere prestazioni più costanti. Se vuoi valutare la soluzione più adatta al tuo impianto, contattaci: possiamo supportarti dall’analisi delle emissioni al dimensionamento.
L’integrazione di un biofiltro per il trattamento aria è particolarmente indicato per grandi portate e concentrazioni “diluite”, tipiche di molte sezioni di depurazione e trattamento fanghi. Nei sistemi IDRO, il letto biologico può essere realizzato con supporti diversi e la biofiltrazione dell’aria viene dimensionata in funzione di portata, composizione dell’aria e continuità del carico odorigeno.
Lo scrubber è spesso preferito quando occorre gestire composti solubili/inorganici o quando la miscela in ingresso è molto variabile: il lavaggio ad umido consente condizionamento dell’aria e, se necessario, neutralizzazione tramite reagenti. Per questo è frequente la soluzione scrubber + biofiltro, in cui lo scrubber stabilizza le condizioni (umidità e pulizia grossolana) e il biofiltro completa la degradazione biologica. Un esempio concreto di integrazione scrubber + biofiltro nelle referenze IDRO è l’impianto di compostaggio di Battipaglia (SA) per Fisia S.p.A.: l’aria odorigena dei capannoni RSU viene prima trattata con scrubber verticali di lavaggio, poi inviata a due biofiltri di deodorizzazione con superfici utili di 2.380 m² e 900 m². In questa configurazione, lo scrubber aiuta a condizionare il flusso d’aria e a rendere più stabile l’esercizio del letto biologico, realizzato con materiale filtrante BIOMAT e dotato di sistemi di irrigazione e drenaggio; le portate trattate sono pari a 238.000 m³/h e 90.000 m³/h per i due filtri.
I filtri a carboni attivi per i trattamenti di deodorizzazione agiscono per adsorbimento e sono utili quando servono soluzioni compatte, rapide da installare e adatte a “rifinire” emissioni residue, soprattutto su portate contenute o come ultimo stadio dopo altri trattamenti. Il limite principale è la saturazione del letto, che rende indispensabili stime corrette dei carichi e un piano di sostituzione/rigenerazione; in presenza di picchi o miscele molto variabili, spesso è più efficace un approccio a barriere, ad esempio scrubber + biofiltro oppure uno scrubber a carbone attivo come stadio di rifinitura (polishing).
Se stai valutando la migliore opzione tra biofiltrazione aria, scrubber e carbone attivo per un impianto reflui industriali, noi di IDRO Group possiamo supportarti nella caratterizzazione delle emissioni, nel dimensionamento e nella scelta della soluzione più adatta, fino alla realizzazione chiavi in mano e alla manutenzione programmata.