2.05 OTTOBRE
Bimestrale di informazione tecnica, scientifica e ambientale
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ACQUE METEORICHE: PRIMA PIOGGIA: COME TRATTARLA
Con soluzioni tecnologiche avanzate Idrodepurazione soddisfa le molteplici esigenze dettate dall’evolversi delle normative

La legislazione riguardante le acque meteoriche presenta alcuni aspetti controversi, sia per la mancanza di una normativa chiara e inequivocabile, sia per la difficoltà di definizione dello stesso oggetto di legge. Il decreto legislativo 152/99 (integrato dal dlgs 258/00) prevede, all’art. 39, che le Regioni disciplinino “le forme
di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate” e “i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione”. La Regione Lombardia, ancor prima del dlgs 152/99, è stata la prima a fornire un quadro normativo di riferimento con la legge regionale n. 62/85, che definisce “acque di prima pioggia quelle corrispondenti per ogni evento meteorico a una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio” (art. 20, comma  2). Tale definizione è stata successivamente accettata a livello nazionale, tanto che altre Regioni l’hanno inserita nella loro legislazione. Attualmente la Regione Lombardia sta predisponendo un nuovo Regolamentosullo smaltimento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne.
Anche le Regioni Piemonte ed Emilia Romagna hanno già emanato direttive in materia.
 

Soluzioni all’avanguardia
In un contesto legislativo così articolato, Idrodepurazione costituisce da oltre vent’anni un referente puntuale e aggiornato.
Grazie a una vasta gamma di vasche monolitiche in calcestruzzo, di forma cilindrica e parallelepipeda, l’azienda di Seregno ha standardizzato una vasta gamma di impianti per volumi di pioggia provenienti da superfici da 1.000 a 16.000 mq, ampliabile anche a superfici maggiori, con diverse possibilità di carrabilità per il posizionamento nell’area più adeguata. Alle serie VP (con disoleazione interna) e VPD, VPD/CIL (con separatore a parte) si è di recente aggiunta la serie VPP con vasche in polietilene, adatta a tutte quelle collocazioni di difficile o impossibile utilizzo di manufatti in cemento.
La monoliticità di tutti gli impianti, sia in calcestruzzo che in polietilene, impedisce la fuoriuscita del refluo con conseguente contaminazione dell’area. I volumi di dimensionamento delle vasche tengono conto della massima precipitazione prevista dalle norme vigenti e i sistemi di separazione per oli e idrocarburi applicano la direttiva europea EN 858 nei termini di volumi di dissabbiatura, disoleazione e accumulo oli. Centri commerciali, ex-aree industriali riconvertite, grandi cantieri su tutto il territorio nazionale sono oggi dotati dei sistemi di stoccaggio e trattamento delle acque di prima pioggia realizzati da Idrodepurazione.
Una situazione particolare
Idrodepurazione ha anche messo a punto una soluzione su misura (favorevolmente accolta dalle autorità preposte e già applicata in diverse installazioni) per la particolare normativa della Regione Puglia, in base alla quale “le acque di prima pioggia derivanti dagli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate….., devono essere sottoposte, prima del loro smaltimento, a un trattamento di grigliatura e dissabbiatura”. Lo stesso processo deve essere applicato alle acque di dilavamento “provenienti da coperture, canalette, grondaie, superfici esterne di insediamenti destinati alla residenza o ai servizi, strade, piste, rampe e piazzali sulle quali si effettua il transito, la sosta e il parcheggio di mezzi di qualsiasi tipo, nonché la movimentazione e il deposito di materiali e di sostanze non pericolose, localizzate in aree sprovviste di reti fognarie separate”.

Trattamenti adeguati devono essere applicati ad acque di prima e seconda pioggia e alle acque di “lavaggio delle aree esterne che dilavano dalle pertinenze di stabilimenti industriali, nonché da strade e piazzali destinati alla movimentazione e deposito di mezzi e di materiali, che possono dar luogo al rilascio di sostanze”. La normativa fissa i criteri tecnici per la progettazione e la realizzazione dei manufatti. In particolare:
• il trattamento o la raccolta di volumi di acqua relativi alla portata di piena deve essere calcolata con un tempo di ritorno non inferiore a 5 anni;
• deve essere assicurata la tenuta stagna dei manufatti;
• deve essere garantita la sicurezza nelle operazioni di manutenzione periodica. Idrodepurazione ha così realizzato un sistema esclusivo, che convoglia le acque di prima pioggia in un bacino di accumulo e, a evento meteorico esaurito, le sottopone a dissabbiatura e disoleazione spinta. Quelle di seconda pioggia, prima di raggiungere il recapito finale, sono invece assoggettate a un trattamento di sedimentazione e disoleazione. Tutte le acque vengono inoltre preventivamente grigliate per l’allontanamento di eventuali corpi grossolani (bottiglie, cartoni, rami, ecc.)

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